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Ho visto il film inglese 45 anni, premiato a Berlino e molto lodato dalla critica, e ho pensato una cosa: l’amore non esiste.

Il film che più merita di essere visto al cinema in questi giorni è 45 anni, diretto dal regista inglese Andrew Haigh. Una pellicola drammatico/sentimentale con protagonisti due anzianotti meravigliosi come Charlotte Rampling e Tom Courtenay (entrambi premiati alla Berlinale), che prova a esplorare un’altra strada dell’eterno quesito “di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, parafrasando la commedia di Raymond Carver (ve la ricorderete se avete visto Birdman).

Un tema molto soggettivo, che ognuno vive a modo proprio. Come tutti, ho nel mio passato innamoramenti fugaci, storie mai realmente compiute e relazioni chiuse amaramente. Tra queste esperienze una è più significativa delle altre. Ma dove sta il limite tra ciò che la mia mente sublima come amore perfetto e ciò che realmente ho vissuto in quel rapporto? Di fatto, non vivrò più quella situazione, e questo la rende ai miei occhi intoccabile, immortale. La realtà, a dispetto di tutto ciò che ci è sempre stato insegnato, è soggettiva ed è composta da tutte le nostre fantasie e percezioni, dai nostri ricordi.

Oggi potrei essere fidanzato con la donna della mia vita, oppure potrei essere uno scapolo disilluso dal cuore spezzato, poco importa. Ciò che conta invece è che il messaggio del film mi è arrivato dritto in faccia, senza preavviso, disattendendo le mie aspettative, che vedevano un finale ben più allegro (mi basavo sulla dolce locandina): se dopo 45 anni di matrimonio c’è ancora spazio per mettere in dubbio le certezze di una coppia, questo può significare solo che l’amore davvero non esiste. O quasi.

Gli amori eterni, gli unici degni di questo nome, sono solo quelli ondeggianti a mezz’aria nella nostra memoria, non più contaminati dal presente, dalla vita. L’amore è tale solo quando può rimanere una sfumatura, una sensazione incompiuta e puramente istintiva, di cui è impossibile tracciare i reali contorni.

Kate e Geoff si apprestano a festeggiare il loro anniversario con una grande festa, quando una lettera destinata a Geoff sconvolge il loro equilibrio di coppia: il corpo della precedente compagna di Geoff, morta in un incidente di montagna oltre cinquant’anni prima, è stato ritrovato perfettamente conservato in un ghiacciaio. Questo personaggio, sebbene solamente evocato, si fa sempre più ingombrante, costringendo i due protagonisti a un duro confronto emotivo.

Come può un fantasma femminile avere tanto potere? Com’è possibile che, dopo tutto questo tempo, Geoff possa ancora farsi sconvolgere da questa storia? Ci vuole un certo cinismo e una certa consapevolezza per mandare giù ciò che 45 anni porta con sé: l’amore è talmente sfuggevole e misterioso da farsi irrimediabilmente lontano, mai veramente afferrabile, a meno che non sia in parte ricostruito dalla nostra mente, in un certo senso, inventato. Solo attraverso il filtro del ricordo possiamo rendere un amore infinito.

Scavando nei volti dei suoi due monumentali interpreti, Haigh delinea con stile asciutto e inesorabile lo smarrimento di un’esistenza quasi impossibile da controllare. In questo film basta il rumore di un proiettore di diapositive per suggerire lo sgretolarsi di tutte le certezze (amplificato da una stupenda canzone struggente dei Platters). Kate e Geoff hanno costruito un’intimità per quasi cinqunt’anni, eppure non riescono a comunicare i loro sentimenti. Forse perché esporsi è ancora un rischio, forse perché i sentimenti possono essere impossibili da razionalizzare. Geoff infatti non sbraita contro il mondo intero per risolvere il suo problema, ma lotta in silenzio con sé stesso, disegnando un personaggio complesso e sensibile, in cerca di risposte nonostante la veneranda età.

Ci sono angoli dell’animo umano che eludono qualsiasi tentativo di controllo: da giovani come da vecchi, molto ci sfugge nella vita, di noi stessi e degli altri. E basta un granello di sabbia per far nascere una tempesta…

Appena fuori dalla sala vengo investito da un immenso senso di solitudine, di malinconia. E sì, nonostante tutto anche d’amore: quello per il cinema, che riesce a travolgere, senza fare troppo rumore, l’intimità di ognuno di noi.

Ho visto il film 45 anni e non so più cos’è l’amore ultima modifica: 2015-11-19T19:09:32+00:00 da Alessio Rocco