Istinto. Tutti ce l’hanno, non tutti lo seguono. Se il vostro sesto senso ogni tanto vi tradisce, questa puntata di YURY Quark vi conforterà non poco. Infatti in natura se molti animali per alcuni comportamenti sono sospinti da un istinto innato, altre creature invece hanno bisogno di osservare mamma e papà e migliorare con l’esperienza. Proprio come il macaco.

 

Quando la mamma non ti insegna a piegare le magliette o a impostare il programma giusto della lavatrice per il maglione di lana, la vita può farsi dura e possono sorgere dei problemi. Per loro fortuna, questo genere di grattacapi non riguarda alcune specie animali, che, come si suol dire, sono “nate imparate“: una serie d’impulsi fortissimi che spingono ad agire in un determinato modo e con precisione chirurgica  toglie queste creature da ogni impiccio. Si tratta, in altre parole, dei comportamenti innati.

Maestre dei comportamenti innati e istintivi sono le vespe paralizzanti come la Sphex funerarius. Questo insetto dalle abitudini terricole caccia grosse cavallette che paralizza con una puntura per poi seppellirle all’interno della propria tana. Una volta deposte le uova nella propria dimora, il genitore può così presentare ai nuovi nati un pasto nutriente a base della carne ancora fresca della malaugurata preda.

Il punto centrale della faccenda è che la vespa non ha imparato da nessuno dove pungere la cavalletta per paralizzarla, lo sa e basta. Uno stimolo innato infatti spinge il predatore alato a pungere la sua vittima esattamente in un ganglio nervoso preciso che gli permette di non uccidere la vittima, ma di farla restare completamente inerte.

Vorace cacciatore invece di api e vespe è Lanius collurio, l’averla piccola, detta anche falconcello, un volatile dell’ordine dei Passeriformes in grado di nutrirsi di questi insetti, ma con l’accortezza di rimuoverne il fastidioso pungiglione prima di divorarle, il tutto anche senza mai aver visto prima le saporite prede.

Un artropode che sa cosa fare anche senza i consigli di mamma è il ragno crociato, Araneus diadematus. A proposito di questo aracnide, è stato infatti riscontrato che anche se allevato sin dalla nascita all‘interno di una piccola provetta senza lo spazio sufficiente per tessera una ragnatela, esso una volta liberato si scopre subito un ottimo tessitore.

Altri organismi invece non dipendono esclusivamente dell’istinto, ma anche dai comportamenti appresi, ovvero da quelli imparati per lo più osservando gli adulti della propria specie. Anche per questo, quando vengono messi in atto per le prime volte dapprima appaiono stentati e imprecisi, venendo via via migliorati grazie all’esperienza.

Un esempio veramente calzante di quello che è un comportamento appreso ce lo dà il macaco, questo primate infatti se viene tenuto lontano da una comunità di suoi simili avrà notevoli difficoltà nell’accoppiamento. Penserete forse sia la cosa più naturale del mondo, ma i giovani macachi se non hanno visto almeno una volta due adulti accoppiarsi non sapranno mai esattamente come fare. Infatti in questa specie il maschio deve appoggiarsi sulle zampe posteriori della femmina per un corretto approccio e per avere un vero rapporto, cosa che non accade se i maschi non hanno alcun tipo di esperienza visiva dell’atto sessuale.

Ma da dove derivano i comportamenti istintivi e appresi? Sebbene siano molto diversi la ricerca li attribuisce entrambi a due fattori fondamentali: il primo è quello genetico, che si tramanda di generazione in generazione, e il secondo è quello ambientale: è l’ambiente infatti che fa sviluppare particolari abilità e adattamenti negli animali.

Che dire, fidatevi del vostro sesto senso, ma se proprio non avete certezze, chiedete a mamma.

Lo sapevano tutti, tranne il macaco ultima modifica: 2014-07-22T22:59:29+00:00 da Filippo Schiavone