8   +   7   =  

La Palma d’oro a Cannes. Il tema caldissimo dell’emergenza immigrazione. Un’integrazione impossibile. Vi presentiamo Dheepan, il film su un immigrato in cerca di una nuova vita: un uomo che potreste incontrare tutti i giorni.

Avete presente quelle persone che, mentre siete in giro la sera, tentano di vendervi un accendino, una rosa, un gadget trashissimo? Dheepan, immigrato cingalese nella periferia di Parigi, è uno di loro. Il nuovo lavoro di Jacques Audiard, regista francese autore di grandi film come Il profeta e Un sapore di ruggine e ossa, racconta la sua immigrazione in Francia. Un percorso irto di ostacoli, un’integrazione difficile, una strada dove i conflitti sociali si manifestano in maniera inesorabile.

Dheepan, storia d’immigrazione in Francia: palma d’oro a Cannes

Cosa succederebbe se un cingalese volesse emigrare in Francia, ma per farlo fosse obbligato ad andarci con una finta moglie e una finta figlia? Riuscirà a integrarsi in un paese che non conosce, dove parlano una lingua completamente diversa dalla sua, sostenuto da una famiglia reale solamente sulla carta? Questa è una delle premesse filmiche più forti che mi sia capitato di leggere.

Ne è uscito Dheepan – Una nuova vita. La Palma d’oro a Cannes come certificazione di qualità, lo sguardo di un grande regista, Jacques Audiard, come forma di testimonianza cruda e violenta di un’integrazione da incubo.

Dheepan nel suo paese non si chiama nemmeno così. E’ un soldato del gruppo nazionalista Tigri Tamil, in lotta per l’indipendenza. La sconfitta nella guerra civile è prossima, la fuga in Europa è l’unica soluzione. Per portarla a termine, deve prendersi carico di una donna e di una ragazza adolescente: la costruzione di questa famiglia “inventata” gli serve per aggirare la burocrazia dello Sri Lanka, che per potergli permettere di emigrare deve attribuirgli una falsa identità. Abbiamo quindi tre persone in fuga: unite dal triste destino di aver perso la propria famiglia, si trovano nella condizione di crearne una ex-novo, per iniziare una nuova vita.

Arrivato a Parigi, Dheepan si mette subito a vendere cianfrusaglie, poi accetta il lavoro di guardiano nel condominio di una banlieue (come quelle de L’odio di Kassovitz) comandata da una gang di narcotrafficanti. Siamo nella periferia di una grande capitale Europea, ma questo non gli consente di liberarsi dai propri incubi. In un crescendo di brutalità e violenza, il soldato Dheepan dovrà riconnettersi con il proprio istinto di guerriero per proteggere ciò che sperava diventasse la sua famiglia “reale”.

Paragonato al capolavoro di Clint Eastwood, Gran Torino, il film di Audiard utilizza uno sguardo universale per raccontare ciò che si sarebbe prestato benissimo a un’interpretazione più documentarista. Estremizzando, si potrebbe dire che il suo è quasi più un film “americano” che un film di denuncia sociale. Ci sono primi piani oppressivi, una colonna sonora essenziale e tanta camera a mano, ma c’è anche armonia nella narrazione e nella costruzione dell’immagine. Questa è la ragione del suo successo. Parla della cruda realtà, ma lo fa con uno stile fruibile da tutti, meno naturalistico e sporco di quanto ci si potrebbe aspettare.

Il messaggio che porta però è lapidario: un luogo che dovrebbe essere portavoce di accoglienza si trasforma nella stessa giungla di morte e orrore da cui Dheepan è fuggito. Costruire una famiglia, ambientarsi in un nuovo paese, diventano una disperata lotta per la sopravvivenza. 

Curiosamente, non sarà Dheepan a rappresentare la Francia agli Oscar 2016. Quel compito è stato affidato a Mustang, un altro film che, nonostante un linguaggio più leggero e speranzoso, ha uno sguardo lucido e critico sul mondo di oggi.

Dheepan denuncia un’integrazione impossibile nelle banlieue di Parigi ultima modifica: 2015-11-11T19:06:44+00:00 da Alessio Rocco