Un po’ per e errore e un po’ per diletto, la Coffee Stan Studios ha dato vita a un videogioco molto particolare dove bug e errori di programmazione rendono tutto più divertente e imprevedibile. Con una capra come protagonista, l’idiozia sale al potere.

 

Sul mondo dei videogiochi tutto si può dire tranne che sia monotono. Dagli albori di questa industria dell’intrattenimento ci siamo trovati nelle situazioni più diverse e improbabili, alle prese con problemi che le nostre banali vite non hanno mai nemmeno sfiorato.

 

Spesso ci viene chiesto di salvare la Terra da una catastrofe imminente, altre volte il nostro obbiettivo è quello di sopravvivere a zombie, demoni e mostri assortiti. Quasi sempre un super cattivo vuole conquistare il mondo, distruggere ogni forma di vita o schiavizzare gli esseri umani. Infine (e chi di voi ha giocato con il Nintendo 8 bit sa di cosa sto parlando) dobbiamo salvare delle principesse.

A volte, però, sentiamo il bisogno di fermarci, di posare la nostra spada e i nostri baffi da idraulico, di lasciare il fucile al plasma nel ripostiglio e la motosega in cantina. A volte abbiamo solo bisogno di cazzeggiare. Il nostro eroe, dall’altra parte dello schermo, ci chiede un po’ di riposo; oggi proprio non ha voglia di combattere, di uccidere cattivi e salvare principesse. Vuole starsene sul divano, rilassare i nervi con qualcosa di molto, molto più semplice. La ragione consiglierebbe di uscire di casa e prendere un po’ di aria fresca, fare due passi, parlare con la gente; ma qualora il sole non faccia proprio al caso vostro, esistono molti modi per svagarsi tra le quattro mura domestiche.

 

Grand Theft Auto ci permette di vagare per enormi metropoli facendo ciò che ci pare; Assasin’s Creed ci lascia arrampicare su palazzi e campanili come un King Kong medievale (ma storicamente accurato); Flappy Bird mette alla prova la nostra sanità mentale; Candy Crush ci riduce in stati di trance simili a quelli derivanti dall’uso di droghe psicotrope. Insomma, per gli amanti dell’encefalogramma piatto, molte sono le soluzioni praticabili, a costo ridotto e socialmente accettabili.

Proviamo ora ad andare più a fondo. Permettere alla nostra mente di rimanere disimpegnata è un conto, ma fare di tutto ciò un arte non è così semplice. Spingiamoci allora nel tempio della perdita di tempo, dove le sciocchezze e l’idiozia sono precetti sacri e venerati. Nella stanza più profonda troveremo un idolo, una statua che raffigura e concentra in sé ogni stupidaggine mai concepita nel mondo dei videogiochi. Può sembrare strano (ma forse no): tale idolo ha la forma di una capra.

Goat Simulator è un gioco piccolo, rotto e stupido. È stato fatto in un paio di settimane, quindi non aspettatevi un gioco dalle dimensioni e dalla portata di un GTA con le capre. In effetti, è meglio che non vi aspettiate nulla. A essere sinceri, sarebbe meglio che spendiate i vostri 10 dollari per un hula hoop, una pila di mattoni o una capra vera“.

(Coffee Stain Studios)

Goat Simulator nasce per errore, come spesso accade per tutto ciò che è geniale (o stupido). I ragazzi di Coffee Stain Studios (gli sviluppatori) dovevano esercitarsi nella programmazione ed ebbero l’idea di costruire un “simulatore di capre”, con il chiaro intento di prendersi gioco dell’industria videoludica odierna, dove questo tipo di prodotti funziona molto bene. Esce fuori una mezza schifezza, fatta in appena due settimane, ma alcune immagini del gioco finiscono su YouTube. Ed ecco alcuni tra i più grandi youtuber (PewDiePie in prima linea) buttarsi sul gioco. Naturalmente, una cosa tanto stupida non poteva passare inosservata a coloro che sulla stupidità (in senso buono) ci hanno costruito un business. L‘effetto virale è immediato. La community online esprime a gran voce il suo desiderio irrevocabile: che capre siano.

Il gioco si spiega molto bene da sé. Siamo una capra. Il nostro obiettivo è quello di fare ciò che, nella contorta mente degli sviluppatori, le capre dovrebbero fare. Incornare ciò che incontriamo è la nostra primaria attività, ma non ci dispiace leccare le cose e trascinarle in giro. Saltare su trampolini  elastici, volare con un jet pack, fluttuare nello spazio in compagnia degli alieni. Nulla è impossibile per il nostro improbabile eroe. Nel caso ci sentissimo soli, nel nostro peregrinare, possiamo sempre combattere in un fight club per capre o venire incoronati imperatori demoniaci e vederci trasformare in qualcosa che potremmo vedere sulla copertina di un album death metal. In questo delirio caprino, anche i bug sono di casa. Dove nella maggior parte dei giochi gli errori vengono evitati come la peste e possono addirittura compromettere il valore dell’intera opera, qui essi fanno parte della stessa natura del titolo. Rimanere bloccati tra un muro e una automobile, vedere il proprio corpo deformarsi in poligoni allungati innaturalmente, infine cadere al di sotto della mappa di gioco, fluttuando nel vuoto cosmico degli errori di programmazione, ebbene, questa è l’essenza di Goat Simulator, un piccolo, demente, anarchico gioco devoto al caos.

Ha solo un problema: 10 euro per portarselo a casa. Pagare tale somma per un videogioco del genere è un atto talmente idiota che chiunque decida di farlo sta probabilmente spendendo i suoi soldi nel migliore dei modi. Per tutti gli altri possiamo consigliare una valida alternativa: compratevi una capra vera, sempre che riusciate a trovarla a un prezzo così stracciato.

[Nicolò Belmonte]

Videogame e stupidità: il fenomeno Goat Simulator ultima modifica: 2014-06-15T18:48:51+00:00 da YURY