A distanza di sessant’anni dalla nascita del super mostro radioattivo giapponese, ecco la pellicola nuova fiammante del regista britannico Gareth Edwars. Più grosso, più potente e più aggressivo che mai (e con il vecchio look ritrovato) Godzilla entra nelle sale italiane sperando di sbalordire pubblico e critica. Ci riuscirà? 

Godzilla è tornato. Più in forma e feroce che mai. Sessant’anni dopo il primo film dedicato al Kaijū (la traduzione letterale è “strano mostro”) più famoso del mondo, la Warner Bros, in collaborazione con la Legendary Pictures, ha prodotto l’ennesimo reboot con protagonista la gigantesca iguana radioattiva.

L’epicentro della storia vede il conflitto tra il mostro più famoso del mondo e due malvagie creature chiamate M.U.T.O (Massive Unidentified Terrestrial Organism) che, alimentate con l’energia nucleare e frutto dell’arroganza scientifica umana, minacciano di spazzare via il genere umano.

In mezzo a questa catastrofe, diversi personaggi cercano di impedire la distruzione della Terra. Tra questi il tenente Ford Brody (un insipido Aaron Taylor-Johnson), il professor Ichiro Serizawa (il mono-espressivo Ken Watanabe) e Joe, il padre del tenente Brody (uno sprecatissimo Brian Cranston).

Avete presente l’espressione “le due facce della medaglia”? Può  perfettamente calzare per descrivere il Godzilla di Gareth Edwards. Mi spiego meglio. Concedetemi un piccolo prestito da “Guida al campionato” per essere più sintetico ed efficace nel mio giudizio.

CHI SALE:

Godzilla. Finalmente il Kaijū nipponico riacquista le sue reali fattezze dopo lo scempio del remake del 1998 di Roland Emmerich. Dopo essere stato trasformato in una sottospecie di tirannosauro (probabilmente sulla scia di entusiasmo post Jurassic Park), finalmente Gojira (nome nipponico della bestia) torna il mostro che tutti noi conoscevamo, con tanto di scaglie luminescenti e raggio atomico sparato dalla bocca. MOSTRUOSAMENTE IN FORMA.

Gli effetti. Audio e video si mescolano alla perfezione con effetti speciali di prim’ordine in grado di schiacciare lo spettatore sulla poltrona quando “Godzy” ruggisce e combatte. PREPOTENTI.

L’azione. I combattimenti fra i tre mostri e la scena dei paracadutisti che si lanciano su San Francisco sfiorando le scaglie di Godzilla sono da pelle d’oca ed in grado di far uscire dalla sala lo spettatore con gli occhi che lacrimano testosterone e con la voglia di strappare a morsi del cemento armato. VOGLIAMO ANCHE NOI IL RAGGIO ATOMICO.

CHI SCENDE:

Il cast. non sono rimasto impressionato in positivo dagli attori che bazzicano le macerie frantumate da Godzilla. Aaron Taylor-Johnson, nel ruolo di protagonista (anche se non si direbbe) sfuma nell’azione del film. Brian Cranston è stato utilizzato (ahimè) come burattino pubblicitario del film, dato che la sua parte dura si e no mezz’ora (il che, da fan di Breaking Bad, credo sia un vero delitto). Watanabe, di cui conservavo un affettuoso ricordo dopo la parte di Katsumoto ne L’ultimo samurai, dimostra purtroppo di avere una sola espressione per tutta la durata del film. DESAPARECIDOS.

La sceneggiatura e i dialoghi. Molte delle sequenze che si inframezzano alle scene di distruzione e di combattimento sono estremamente artefatte e fasulle fino a risultare pedantesche e al limite dello stereotipo. Dopo una scena in cui un militare, rivolgendosi a un suo superiore gli spara un: “La frittata è fatta signore!”, ho avuto una crisi di riso isterico. COMICI.

Il doppiaggio. Se consideriamo la storia del cinema italiano, colma di fior fior di doppiatori e direttori del doppiaggio capaci e preparati, ritrovarsi davanti a errori grammaticali nelle battute è demenziale e grottesco. (Aaron Taylor, in una scena del film si ritrova a dire, suo malgrado: “Speriamo che non mi fai perdere il treno”. Il congiuntivo! Salviamo almeno il congiuntivo!) VERGOGNOSO.

Tematiche riciclate. Questo film è stato presentato come “intelligente” e “acuto” mediante lo sbandieramento di argomenti delicati che vengono trattati al suo interno, come la Natura che si ribella alla crudeltà e alla stupidità dell’uomo o il problema del nucleare. E dove sarebbe la novità? Sono le stesse linee portanti che accompagnano Godzilla dalla versione del ’54 di Ishirō Honda. RICICLO-FAI-DA-TE?

In conclusione, non sappiamo se consigliarvi o meno di “volare al cinema” come recita la nostra rubrica. Godzilla è un film con lacune clamorose ma, d’altra parte, ha anche degli incredibili punti di forza. A voi la scelta!

Godzilla. Il ritorno al cinema del re dei mostri ultima modifica: 2014-05-23T13:34:57+00:00 da Marco Piva