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Al Festival del cinema di Venezia abbiamo visto in anteprima mondiale uno dei film più attesi: Jackie, biopic con Natalie Portman nei panni della moglie di JFK. Un ritratto potente della First Lady piu famosa della storia.

Come nel 2015, abbiamo deciso di esplorare il mondo del cinema un po’ da vicino, svelando alcuni dei titoli che troveremo in sala nei prossimi mesi. I nostri amati #filmdalfuturo. Partiamo con Jackie di Pablo Larraín, protagonista Natalie Portman.

Jackie Kennedy: una First Lady fuori dal comune

Jackie Kennedy non era una First Lady normale. Più genericamente, non era nemmeno una donna normale. Due cenni al volo per inquadrarla da lontano: fascino e cultura raffinati, amante e profonda conoscitrice di Sartre, Baudelaire e Stendhal, campionessa di bon-ton e mondanità. Piaceva al popolo e ai potenti, talvolta più di quanto non piacesse suo marito, John Fitzgerald Kennedy, non proprio Carlo Amedeo Giovanardi. Una che ha rivoluzionato l’intero mobilio della Casa Bianca, acquistando mobili antichi e manufatti da musei e collezionisti. E ci ha pure costruito una scuola dentro. Essere una First Lady come tante altre proprio non le competeva.

Nel mio immaginario la First Lady americana è “la moglie del boss”, una figura astuta e magari persino affascinante (tipo Robin Wright in House of Cards) ma comunque relegata a un ruolo nell’ombra. E se proprio deve essere un’icona di stile, ha comunque qualcosa che la tiene in secondo piano. Una specie di regina d’Inghilterra che ogni mercoledì mangia da McDonalds.

Jackie Kennedy era qualcosa di realmente diverso.

Di tutto questo spessore culturale non abbiamo visto concretamente quasi nulla nel film Jackie di Pablo Larraín, autore cileno molto apprezzato a livello internazionale, candiato all’Oscar come miglior film straniero con No – I giorni dell’arcobaleno. Questo biopic presentato a Venezia 73 mostra solamente i giorni della tragedia: il 22 novembre 1963, data dell’assassinio di JFK, e i quattro giorni successivi. E racconta una cosa che il popolo americano non aveva mai conosciuto veramente: l’illusione della regalità, la maestà in persona (senza McDonalds).

La trama di Jackie: i 4 giorni bui della regina d’America

Distrutta dalla tragedia, Jackie vive un dolore insanabile, in grado di abbattere chiunque. È una first lady di caratura elevatissima, ma soffre come chiunque altro. È sola, con milioni di occhi addosso. Quelli di tutto il mondo, che forse sono in attesa di un gesto simbolico, rassicurante, ma comunque le perdonerebbero tutto: una resa, una fuga, un crollo totale. E poi quelli di chi le sta vicino fisicamente. Dopo la tragedia, Jackie è costantemente circondata di persone, non ultimi i coniugi successori al ruolo suo e di JFK, i Johnson.

Gli occhi addosso a Jackie sono anche quelli della regia di Larraín, che piazza la Portman letteralmente in ogni scena del film, indagandola costantemente con primi piani stretti, magnetici per lo spettatore, grazie anche alla v.o. della proiezione che ci restituisce in pieno lo sforzo di Natalie nel dosare la voce nel modo giusto (con il tono di tre battute definisce l’eleganza, l’intelligenza e la fragilità del suo personaggio: un mostro di bravura).

Una donna sotto pressione e con un mare di dolore sulle spalle, ma comunque in grado, nel finale, di fare qualcosa che definisce la storia. Una serie di azioni che, unite alla caratura umana di cui tutti erano a conoscenza, la renderanno l’icona che è oggi.

Le scelte narrative non convenzionali di Pablo Larraín

Jackie è un film particolarmente riuscito perché ci mette di fronte alla grandezza di una donna in pericolo, incerta, spaventata, e ci impone di osservarla costantemente nei suoi attimi più privati. Non è un semplice biopic didascalico, ma una vera opera d’arte che con un montaggio non cronologico riesce a raccontare un frammento di un essere umano eccezionale. Il film non è un ritratto totale della sua figura, che sarebbe stato oggettivamente impossibile da realizzare.

Così spiega Pablo Larraín: “Noi abbiamo solo cercato una narrazione emozionale, che descrivesse dei frammenti intimi e privati”. Questa dimensione a ben vedere è quasi claustrofobica, accentuata dalle inquadrature strette e dall’ambientazione esclusivamente in interni. Ha proseguito Larraín: “Il primo giorno di set ho fissato il punto macchina e ho chiesto a Natalie di venire più vicino. Lei si è avvicinata e io ho insistito: più vicino. Finché non è arrivata quasi addosso alla camera.”

Sempre il regista cileno ci ha regalato un aneddoto casalingo che spiega bene il significato dei gesti di Jackie in quei quattro giorni, dell’intero film.

“Mia nonna stava guardando la televisione. Trasmettevano la notizia della morte di Kennedy. Così disse a mia madre: guarda, la regina piange per suo marito. Lei non è una regina – ribatté ovviamente mia madre – ma ci va molto vicino”.

Il coraggio di Jackie fu davvero il simbolo dell’incredibile illusione di avere di fronte del sangue reale. Una nazione unita da qualcosa che non aveva mai visto prima.

Il coraggio di Jackie Kennedy, la più famosa First Lady della storia ultima modifica: 2016-09-08T09:50:16+00:00 da Alessio Rocco