Tratto da un romanzo di J.W. Campbell, “La cosa” è un classico dell’horror del 1982 con Kurt Russel, impreziosito dalla colonna sonora di Ennio Morricone e capace di far trascorre novanta minuti di pura tensione anche ai più giovani spettatori, abituati ai moderni effetti speciali.

 

Era il lontano 1981 quando la Universal Pictures, commissionò a John Carpenter il remake de La cosa da un altro mondo, film del 1951 diretto da Howard Hawks, caposaldo del cinema di fantascienza tratto dall’opera letteraria Who goes there? di John W. Campbell.
Carpenter, declinò l’offerta di creare un rifacimento del film, accettando allo stesso tempo il progetto di girare un suo lavoro indipendente, anch’esso basato sul libro di Campbell.
Ed ecco che avvenne la magia.

Nel 1982 uscì nelle sale uno dei migliori film horror che siano mai stati prodotti: The thing.
La cosa
, è in assoluto un film senza tempo, in grado di catturare lo spettatore e tenerlo incollato alla sedia per oltre 90 minuti.

Le vicende che vengono narrate nel film si svolgono in Antartide, nella base scientifica U.S. Outpost #31, che sta per essere tagliata fuori dal mondo da una bufera di proporzioni gigantesche. Come se ciò non bastasse, gli americani della base si ritrovano per le mani una bella gatta da pelare quando un husky in fuga da un elicottero norvegese deciso ad abbatterlo arriva di corsa all’avamposto statunitense. Dopo un’iniziale situazione di scompiglio generale, il cane viene salvato, e i norvegesi, in preda a un’inspiegabile follia omicida vengono uccisi dagli americani. Dove sta l’inghippo? Qui viene il bello.

Il cane si rivela essere qualcosa di più che un animale da slitta. Il tenero husky è una “cosa” (di qui il titolo del film) proveniente da un mondo non precisato, in grado di replicare perfettamente  le fattezze di qualsiasi essere organico e dagli scopi tutt’altro che amichevoli.

Cos’ha di speciale questo film? Prima di tutto non è un  horror nel senso più “moderno” del termine. Dimenticatevi i classici “botti” sonori e visivi dei film dell’orrore degli ultimi dieci anni, così come attoruncoli più o meno capaci di recitare o pellicole dominate solo da effetti speciali fini a se stessi.

Carpenter riesce a creare un capolavoro della tensione dove il gioco è far sospettare allo spettatore che chiunque possa essere una replica creata dall’essere venuto da un altro mondo. Il regista scelse saggiamente Kurt Russel per il ruolo di protagonista, perfetto nella parte di R.J MacReady, pilota d’elicottero col sangue di ghiaccio che fa di tutto per evitare che “la cosa” se ne vada a spasso per il mondo inglobando l’intero genere umano.

La “marcia in più” del film è una colonna sonora a dir poco perfetta, composta da quell’opera d’arte vivente, orgoglio d’Italia, che è Ennio Morricone. Secondo il modesto parere di chi scrive, infatti, la pregevolezza del film è composta da un buon 40% dall’incredibile efficacia della soundtrack.

Gli effetti speciali curati dal tecnico Rob Bottin,  che all’epoca del film aveva solamente ventitré anni, risultarono talmente riusciti per l’epoca (ricordatevi che era l’82) da farlo diventare uno dei tecnici degli effetti speciali più apprezzati di tutta Hollywood. Per il suo lavoro in The thing ricevette una nomination al Saturn Award per migliori effetti speciali, che però fu vinto dal nostro Carlo Rambaldi per il film ET l’extraterrestre.

cane lupo

Il lavoro che sta dietro alle fattezze della creatura è a dir poco mastodontico: la progettazione e la creazione materiale si protrassero per oltre un anno, durante il quale il giovane ci diede dentro per produrre modelli fatti a mano, utilizzando i materiali più disparati: chewing gum riscaldato, marmellata di fragole, crema di mais, gelatina, maionese e altro cibo addensante, oltre a metallo e materiali sintetici come uretano, vetroresina e schiuma di lattice.

Carpenter, a buon diritto annoverato tra “i maestri dell’horror americano” (ricordiamo The fog, Halloween, Christine – La macchina infernale, Il seme della follia per citare solo i più famosi), dà una bella pacca sul sedere allo spettatore e lo fa inabissare dentro a una lugubre base in Antartide, dove gli spazi in ombra e le sensazioni claustrofobiche la fanno da padrona. Se poi si aggiunge una colonna sonora che fa gran parte del lavoro, allora il risultato non può che essere eccezionale.

Per i veri appassionati dell’horror classico (ovvero il migliore). Da vedere e rivedere. Fino all’ultima goccia di tensione.

(Piccola nota a parte: esiste un prequel del 2012, dove vengono narrate le vicende della base norvegese da cui proviene l’husky all’inizio del film. Uno dei pochi rifacimenti che non rovinano la reputazione del film da cui traggono spunto).

John Carpenter’s The Thing: la creatura del maestro dell’horror ultima modifica: 2014-03-17T21:09:16+00:00 da Marco Piva