Robert Rodriguez, eccentrico regista americano diverte e si diverte creando B-Movie di raffinata bruttezza come Machete e Machete Kills. Esponente cinematografico del concetto di “Merda d’Artista”, crea scompiglio e divide le critiche. Burlone dai dubbi gusti estetici o raffinato regista trash? 

 

Era il maggio del 1961, quando l’artista italiano Piero Manzoni inscatolò la sua materia fecale in novanta barattoli, creando così la singolare opera d’arte “Merda d’artista”.

L’allusione/provocazione era più che evidente: la sua cacca, la cacca di un artista, è arte. Tutto ciò che produce un artista (ivi compresi flora batterica e scarti intestinali) ha una considerazione artistico-culturale pari a quella di un’opera di alto livello estetico.

Piero_Manzoni_Merda_26_1961

 

 

Ho sempre considerato alcuni lavori del regista americano Robert Rodriguez una degna trasposizione di questo concetto nel mondo  del cinema. Rodriguez possiede indubbie abilità in campo cinematografico (è regista, produttore, direttore della fotografia, creatore di effetti speciali e di colonne sonore), come dimostrano i numerosi riconoscimenti collezionati dal regista texano nei diversi festival cinematografici di tutto il mondo.

Rodriguez è un regista double face. Una faccia della medaglia è rappresentata dai suoi lavori di maggior pregio stilistico (nel senso più classico del termine) come la trilogia de El Mariachi, Desperado e C’era una volta in Messico, o  il “fumettato” Sin City. Tuttavia, questi film rappresentano una minoranza dei prodotti cinematografici del regista di origini messicane: il corpus lavorativo principale e più vasto è composto da pellicole più… particolari. La “Merda d’artista” per l’appunto.

El Mariachi (1992), primo lungometraggio di Rodriguez, fu realizzato con un budget di 7.000 dollari che il regista si procurò facendo la cavia da laboratorio. Rodriguez è anche questo. Un artista poliedrico e un po’ matto, che da oltre vent’anni si diverte a “prendere cordialmente per il culo” lo spettatore in sala, insieme al collega e amico Quentin Tarantino.

Quando mi capita di pensare ai lavori che i due registi si divertono a confezionare assieme (Four Rooms, Dal tramonto all’alba, i due Grindhouse), l’immagine che mi salta in mente è quella di due bambini che, ridendo come matti, bruciacchiano le antenne di povere formichine indifese con una lente d’ingrandimento. Quelle formiche siamo noi.

I lavori più indicativi (meno compresi e apprezzati dal grande pubblico e dalla critica) di questo concetto sono senza dubbio Machete e Machete Kills. Queste due pellicole non sono altro che l’esaltazione dei B-Movie degli anni ’70. La glorificazione del cinema d’exploitation . Il trionfo dell’imperfezione. I film con protagonista Machete, l’eroe messicano monoespressivo interpretato da Danny Trejo, hanno cast a dir poco spaziali, comprensivi di attori e celebrità del calibro di Robert De Niro, Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Don Johnson, Steven Seagal, Lady Gaga e Mel Gibson.

Ogni singolo elemento dei film sulle avventure del più violento dei vendicatori del popolo messicano, è atto a stranire e, al contempo, a divertire lo spettatore, raccogliendo una raffinatissima accozzaglia di sceneggiature da barzelletta, dialoghi che sembrano tratti dal decalogo delle banalità, al punto di risultare geniali.

 “Machete non twitta. Machete uccide” (Machete)

Persino gli effetti speciali sono di una bruttura disarmante. Ma tutto questo è costruito in maniera scientifica e curata. Una sorta di “estetismo dell’orrido”.  La domanda è: il gioco vale la candela? Rodriguez ride e si diverte come un matto dietro la cinepresa, ma lo spettatore medio ha gli strumenti e l’apertura mentale per apprezzare la “merda d’artista”?

Questo dipende dalla nostra capacità di saper accompagnare nella risata il regista americano, essere pazienti e non pretendere mai troppo da film scientemente brutti in tutte le loro componenti che, alla fine, risultano dei piccoli capolavori del trash.

Attendendo Machete uccide nello spazio e  dopo aver assaporato Sin City – Una donna per cui uccidere, YURY Magazine si augura di avervi dato una chiave interpretativa utile ad apprezzare al meglio la follia (o genio?) di questo strampalato regista che risponde al nome di Robert Rodriguez.

Machete-mania, Robert Rodriguez e la “Merda d’artista” ultima modifica: 2014-03-27T13:05:01+00:00 da Marco Piva