Gordon Matta-Clark, artista newyorkese che negli anni ’70 fece parte del gruppo dell’Anarchitettura, criticò duramente la società moderna e il suo rapporto con il territorio tramite lavori come Conical Intersect (Biennale di Parigi 1975) e concepì pensieri rivoluzionari sul concetto spaziale di vuoto architettonico. Riflettere a Genova sul suo insegnamento porta a indignarsi per lo stato di decadenza di molti suoi immobili storici, una volta utili e vitali e ora abbandonati. Solo il continuo mutamento, la possibilità di riconversione e la corrispondenza tra etica ed estetica possono offrire alla Superba nuovi punti di vista.

 

La sua lezione è stata molto semplice. Ha inciso tagli, eseguito perforazioni e rimozioni a danno di tutti quegli edifici abbandonati lungo le vie della sua città. Preciso come un chirurgo, determinato come uno scavatore, curioso come uno speleologo, lucido come uno scienziato, Gordon Matta-Clark (1943-1978) ha indagato, perforato e intaccato l’architettura dei suoi tempi.

Gli interrogativi sollevati dalla sua opera sono legati alla crescita esponenziale delle città, il riuso degli oggetti e il riciclo dei rifiuti, la coincidenza tra etica ed estetica, la scarsa influenza delle autorità sui nuovi interventi pubblici, rivolta alla sola contemplazione del costruito.

Le volte che mi capita di leggere e vedere i lavori di Gordon Matta-Clark, mi chiedo come reagirebbe oggi girando per le strade di Genova: tra gli immobili abbandonati e/o sgomberati (chi vuole capisca) uno dei più eclatanti è senza dubbio l’edificio Hennebique (un vero e proprio colosso dei primi del ‘900) che segna un lento ma inesorabile declino di tutta la zona portuale in un raccapricciante abbraccio che va dalla Foce fino alla zona delle ex acciaierie di Cornigliano.

In contrasto a tutta questa decadenza nostrana in cui l’atteggiamento più diffuso è lo scordarsi di quelle parti della città che avevano reso Genova “Superba”, Gordon più di cinquant’anni fa rivoluzionò il mondo dell’architettura trasformando tutti quegli edifici fatiscenti in vere e proprie opere d’arte. Non innalzando o costruendo edifici, ma al contrario vivisezionando e privando parti dagli stessi.

Nato dall’unione felice di due artisti, Anne Clark e Roberto Matta, Gordon si laureò in Architettura mostrando subito uno sguardo critico verso la città dell’epoca, la cultura americana del benessere e gli stessi valori positivisti; in una New York provata dalla profonda crisi economica, la speculazione edilizia appariva un facile rilancio economico.

Ma la storia si ripete e, anche se non ci troviamo a New York, il discorso non cambia: gli edifici vengono innalzati per la loro utilità, poi vengono abbandonati, demoliti o sostituiti per nuove operazioni immobiliari.

La sua produzione (non riesco a trovare ancora un termine più corretto) voleva fare in modo che l’edificio si rivelasse con onestà. E con onestà il giovane dichiarava la natura delle sue performance come manifestazioni artistiche e non architettoniche, attraverso cui rivelava al pubblico i problemi della società, lo squallore dei suburbi delle città e un legame fortissimo fra arti visive, architettura e filosofia, in cui lo spazio, tagliato e ricucito, diventava mentale, come fosse una manifestazione simbolica o un’anarchica architettura.

I tagli di Gordon costituivano senza dubbio un arricchimento di quegli spazi abbandonati, perché per quanto provvisori, portavano il suo indelebile marchio e offrivano nuovi punti di vista. Vivisezionando la materia, non si fermava fino a quando gli ambienti interni non fossero finalmente visibili come attraverso una tv sagomata ad arte.

Per Matta-Clark il cuore della questione era la libertà, una libertà che doveva essere conquistata attraverso continui mutamenti. E allora non desideriamo una Genova libera, libera grazie a continui mutamenti?

L’arte per lui comincia e finisce alle soglie dell’esistenza. Gordon-Matta Clark può essere spietato, ma la sua arte è occasione di redenzione. Diamo a Genova nuovi punti di vista.

[Walter Larteri]

Matta-Clark l’anarchitetto: una lezione di libertà anche per Genova ultima modifica: 2014-09-17T20:39:24+00:00 da YURY