Se vi chiedessero di stilare una classifica dei predatori più letali in natura il pensiero volerebbe sicuramente allo squalo bianco e ad altri voraci animali killer. Che banalità. YURY quark come sempre vi propone di ampliare i vostri orizzonti e scoprire predatori tanto letali quanto improbabili.

 

Predatore assolutamente particolare è l’Onicoforo Peripatus, i cui esemplari ricordano dei simpatici bruchi che nonostante l’aspetto mite sono in realtà spietati predatori notturni. Non fatevi ingannare dall’assenza di pungiglioni, questi invertebrati emettono da arti modificati vicino alla bocca dei getti collosi a base di proteica prodotti da un rene particolare capace di sintetizzare tale sostanza che si solidifica entro pochi secondi a contatto con l’aria e intrappola le malcapitate prede. Una volta che il pasto è bello che immobilizzato all’onicoforo non resta che iniettare una saliva letale che scioglie i tessuti della preda per meglio godersi un prelibato cocktail d’insetto.

Conus geographicus

Se non puntavate un soldo di cacio al Peripatus non concederete molte chances come killer nemmeno al Conus geographicus, mollusco gasteropode della famiglia dei conidei. Questa innocua lumachina marina potrà mai iniettare un veleno assolutamente letale per l’uomo del quale non conosce ancora un antidoto efficace? …Sì, lo può fare alla grande. Il Conus geographicus, tipico dell’oceano Indo-Pacifico, inietta una tossina prevalentemente neurotossica tramite una proboscide estroflettibile che termina con un arpione con cui trafigge le prede ed eventuali scocciatori senza lasciar loro scampo.

Attinia

Voltiamo pagina e passiamo a un predatore ancora meno atteso. I pesci pagliaccio sono famosi anche per la loro simbiosi con le anemoni di mare, queste però possono rivelarsi parecchio inospitali con altri organismi che non hanno le stesso spirito del teleosteo a bande arancioni e bianche. Le anemoni, o per meglio dire le attinie, fanno parte degli Cnidari, a cui appartengono anche le comuni meduse, per questo anche loro hanno proprietà urticanti che conviene non sottovalutare.

Bellissime e colorate, sono organismi sessili che difficilmente abbandonano il substrato a cui sono attecchiti. Che rischi si corrono ad avere a che fare con loro? Parecchi. Si dimostrano dei voraci carnivori quando qualche malcapitato passa nelle vicinanze dei loro tentacoli dotati di nematocisti che poi spingono la preda verso un apparato boccale circondato appunto da una o due corone di letali tentacoli. Si nutrono prevalentemente di piccoli pesci e di invertebrati. Nel video sottostante vediamo il predatore in azione, purtroppo il crostaceo in questione rimane vittima di una letale combo di idiozia umana e voracità dell’attinia.

Stella marina

Un altro predatore sicuramente sottovalutato è la stella marina; gli asteroidei non sembrano di certo delle leonesse, ma sono dei predatori instancabili e in alcuni casi propensi al cannibalismo. Si possono nutrire anche di molluschi bivalvi, infatti con il loro apparato boccale, che può generare una forza tale da strappare senza troppi problemi l’unghia di un uomo, aprono quel tanto che basta la conchiglia del mollusco per tirare il loro stomaco all’esterno e digerire la preda quando ancora non è stata ingerita. Certo la scena forse non è delle più eleganti, ma almeno non è mainstream come il ghepardo che insegue la gazzella.

Predatori improbabili ultima modifica: 2015-03-20T17:05:44+00:00 da Filippo Schiavone