Il capoluogo emiliano si è reso quest’anno protagonista di grandi appuntamenti live. In particolare, nel mese di giugno Bologna è riuscita ad accaparrarsi i Queens Of The Stone Age, big della scena alternative statunitense. 

 

Ad aprire il Rock in Idro 2014 sono stati gli italiani What A Funk con il loro sludge funk. Il trio non colpisce particolarmente: musica piena di energia, ma senza capo né coda. I suoni non sono ottimali e di certo ciò non aiuta il gruppo, che personalmente non supera la sufficienza.

I successivi We Are Scientists, che suonano un indie rock in salsa funkeggiante, sono ottimi dal punto di vista professionale, ma la performance si rivela piatta.

I californiani Brian Jonestown Massacre, considerati tra i maggiori esponenti della neo psichedelia, eseguono un set originale che però non ottiene feedback positivi dal pubblico, forse non abituato a un genere particolare caratterizzato da atmosfere rallentate.

Con i Fratellis la situazione si smuove. Il gruppo si impegna al 100% e il pubblico reagisce scatenando il primo pogo della giornata. Miles Kane riesce a sua volta a infiammare la platea, in particolar modo durante l’esecuzione di “Symphaty For The Devil” dei Rolling Stones. Il piccolo re del brit pop porta a casa un risultato ottimale. A 16 anni dalla loro ultima comparsa in Italia, i gallesi Manic Steet Preachers sono forti della presenza di molti fan che cantano a squarciagola tutte le hit del gruppo, ottenendo un ottimo risultato. Tuttavia, la prestazione rimane priva di pathos e ha dato l’idea di un semplice compitino svolto.

Con gli scozzesi Biffy Clyro si entra nel vivo della giornata. Già dalle prime ore del mattino si vedevano molte loro magliette e l’attesa per il loro set era davvero febbrile. Appena il gruppo fa la sua comparsa sul palco, si hanno abbiamo vere e proprie scene di osannazione da parte di molte ragazze presenti. Tempeste ormonali a parte, la performance è stata ottima dal punto di vista tecnico. Il barbuto frontman Simon Neil – che non dovrá mai smettere di ringraziare i Muse per l’opportunità datagli durante il tour di “2nd Law” di aprire i loro concerti – sa di essere una delle attrazioni della giornata e non si risparmia fisicamente. Intenso e ottimo, il trio s’impone come uno dei veri protagonisti del festival.

pixiesArriva ora il momento dei paladini dell’alternative rock di fine ’80. I Pixies sono forti della presenza di molti fan “stagionati”. Sono molti gli over 50 accorsi per il loro set e il gruppo si rivela in buona forma, in particolar modo il batterista David Lovering. Francis Black sa ancora il fatto suo, ma non appare molto partecipe. Ma come sempre “Where Is My Mind” risulta epica e gli applausi finali sono tanti.

Giunge finalmente il momento degli headliner. Nonostante oggi siano visti come un fenomeno indie, anche stasera i QOTSA si impongono come i re dello stoner rock. Joshua Homme – ormai unico membro fondatore rimasto – guida il gruppo in quella che si rivela essere la migliore performance della giornata. La sua voce risulta potente e letale, accompagnata da un tappeto di chitarre e bassi davvero vistoso. Le iniziali “You Think I Ain’t a Dollar, but I Feel Like a Milionaire” e “No One Knows” scatenano un pogo con conseguente polverone infernale. La scaletta è ben calibrata tra pezzi nuovi e vecchi, anche se il set risulterà abbastanza breve (70 minuti appena).

QOTSAI pezzi estratti dall’ultimo Like A Clockwork, accolto – giustamente – come uno dei migliori album dell’anno, risultano ottimi e pieni di carica, infiammando il pubblico: basti pensare a “My God Is The Sun” e ai conseguenti lividi.

A quasi venti anni di carriera, i QOTSA mostrano al pubblico una splendida forma, quasi migliori dell’ultimo live show al quale ho assistito a Milano nel 2007. Certo, ormai la cattiveria dei primi anni di attività se n’è andata con il bassista Nick Olivieri, che con i suoi guai legali legati a droga, nudità sul palco e party selvaggi, dava al gruppo una vena veramente selvaggia. Non a caso, è stato allontanato dal gruppo per aver alzato le mani sulla fidanzata di Joshua.

Gli anni passano anche per i ragazzacci del rock’n’roll e oggi gli attuali Queens Of The Stone Age risultano comunque degli animali da palcoscenico dal punto di vista tecnico e musicale. La chiusura del concerto viene affidata alla storica “A Song For The Deaf” e nonostante la semi delusione per un set troppo breve per una formazione storica, le quasi 10000 persone presenti sono uscite soddisfatte dall’Arena Joe Strummer.

[Gabriele Sanna]

Over the years and Through the Arena: QOTSA al Rock in Idro ultima modifica: 2014-06-10T00:32:38+00:00 da Quique Dolores