Uno dei più brutti, demenziali, noiosi e insensati prodotti cinematografici del genere horror degli ultimi anni? Oppure sottile metafora della crisi economica europea? Mistero insolubile. YURY magazine si interroga insieme a voi sulla reale natura del film La stirpe del male.

 

Una sfortunata serie di eventi ha fatto sì che qualche giorno fa mi trovassi in sala per vedere il film horror La stirpe del male. Il bassissimo standard dei film dell’orrore presenti nelle sale in questi ultimi anni mi ha più che abituato a pellicole scadenti, che sembrano essere proiettate per puro caso. Ma questo film potrebbe addirittura batterle tutte.

Girata in falso stile documentaristico (telecamera a mano e pedalare), la trama racconta di due freschi sposini in viaggio di nozze nella Repubblica Domenicana, a cui segue una gravidanza tanto sorprendente quanto inattesa, dovuta a una notte di eccessi etilici e a strani riti satanici di cui i due non hanno memoria. Ovviamente il frutto del parto non potrà che essere la nascita dell’anticristo. E ti pareva!

La storia ha il sapore di una pietanza avariata, rimasticata e senza sapore alcuno, inoltre l’effetto della telecamera a mano è ubriacante tanto da stordire lo spettatore per i continui movimenti, forse frutto di una zuffa tra i due registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett.

Già durante il primo tempo, l’effetto soporifero della pellicola è incredibilmente potente, tale da sedare un caffeinomane incallito e da riuscire quasi a condurmi tra le braccia di Morfeo prima del mio ritorno a casa. Durante l’intervallo mi sono domandato a più riprese dove volesse andare a parare questo film.

Mi aspettavo la più elementare delle strutture da horror movie: la classica fase narrativa iniziale (matrimonio, stupro satanico ecc.ecc.) a cui segue l’esplosione degenerante con la venuta del pargoletto demoniaco. E invece… neanche questo. La noia più totale. Neanche i classici botti sonori o le sterzate violente della telecamera sono riusciti a farmi fare un saltino sulla poltrona.

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A posteriori sono arrivato addirittura a pensare che ci fosse qualche messaggio nascosto tra i frame del film che, inspiegabilmente, mi ero perso.

Forse – mi sono detto – il simbolo demoniaco che compare insistentemente sullo schermo, quello che assomiglia incredibilmente al simbolo dell’Euro, vuole dare una chiave allegorica all’intera vicenda che, in realtà, potrebbe essere una raffinata metafora della crisi economica europea. Ma sì, per forza. Magari il marito è Mario Draghi e la giovane sposa è Angela Merkel. Dev’essere per forza così. Che sciocco sono stato a non accorgermene subito!“.

Non può essere un film così terribilmente, tristemente vuoto e noioso. Forse. Per il momento continuerò a pensare a quale possa essere la vera natura di questo pessimo film e se raggiungerò un’illuminazione ve la comunicherò con urgenza.

Nel frattempo non guardatelo e non volate al cinema ragazzi. Non per La stirpe del male, almeno.

La Stirpe del Male. Film horror o sulla crisi economica? ultima modifica: 2014-05-19T22:04:10+00:00 da Marco Piva